Razzismo: definizione e breve riassunto

Si parla spesso di razze e di razzismo e allo stesso tempo si ripete che le razze non esistono. Ma se le razze non esistono perché si parla di razzismo? Vediamo un po’ di fare chiarezza, cercando d identificare un breve percorso culturale, dando una definizione di razzismo che vada oltre il semplice vocabolario.

Ideologia della Razza

Quando leggiamo o sentiamo parlare di razzismo, spesso ci si riferisce all’ideologia della “razza”. Un’ideologia della superiorità della razza bianca sulle altre che non solo partiva dal presupposto dell’esistenza della razza, ma postulava anche una presunta superiorità basata sull’avanzamento della civiltà. Va notato che i Romani o i Greci non erano razzisti nel senso moderno del termine, sprezzanti delle persone dal colore della pelle differente, ma lo erano nei confronti dei barbari, che consideravano rozzi e incolti.

Razzismo e biologia

Dal punto di vista biologico si è sempre scritto che non esiste la razza, eppure sentiamo spesso dire “razza caucasica” anche nei telefilm. Dal punto di vista medico-scientifico esistono il fenotipo e il genotipo, il primo si riferisce a dei tratti osservabili e a dei comportamenti di uno specifico gruppo. Il genotipo invece fa riferimento al corredo genetico di una singola persona. Nell’uomo la razza non ha alcun significato tassonomico. Quando si dice che la razza non esiste, si intende dire che non è un elemento classificatorio utilizzato per identificare correttamente l’uomo. Tutti gli uomini, a qualsiasi latitudine e con qualsiasi colore della pelle, lingua differente, credo religioso e abitudini, appartengono alla sottospecie di “ominide” chiamata “Homo sapiens sapiens”. È tale un norvegese, un kenyota, un australiano o un cinese.

Dal punto di vista sociologico le persone tendono a far coincidere la razza con l’etnia, pensando che la seconda sia solo un modo di definire la prima con una sfumatura. Ma non è così: i sociologi definiscono l’etnia dal punto di vista della cultura condivisa da un particolare gruppo sociale. Mentre la razza spesso viene chiamata in causa per riunire in un gruppo omogeneo specifiche differenze fisiche.

Perché c’è il razzismo

Quindi, il concetto di razza, oltre che essere sostanzialmente indefinito, a seconda di chi lo chiama in causa, è stato usato più che altro per distinguere le persone o porzioni di popolazioni in gruppi. Quasi sempre per motivazioni politiche o per semplicità di pensiero. A volte a formare la razza era l’etnia, in altri casi il colore della pelle, oppure il fatto di abitare una specifica zona geografica. Questa suddivisione è rimasta ancora oggi: gli asiatici vengono definiti di razza mongola, mentre gli europei di razza caucasica. Ma spesso abbiamo sentito parlare di “neri o negri” (termine oggi considerato politicamente scorretto), “musi gialli”, “bianchi”, quando in verità la differente pigmentazione della pelle dipende semplicemente dalla latitudine in cui viviamo. Per i biologi la razza è una scorciatoia mentale che non definisce alcunché.

Il pregiudizio razziale si è rafforzato a partire dal Colonialismo e dalla Tratta degli Schiavi perpetrata dai colonizzatori europei (e poi americani) ai danni delle popolazioni di pelle scura dell’Africa sub-sahariana ed equatoriale, al centro dei mercati. Per giustificare socialmente quello sfruttamento economico e personale disumano, che in Europa non si vedeva da secoli, sono nate le prime teorie antropologiche sull’esistenza delle razze.

Altre forme di razzismo ovviamente sono basate su pregiudizi riguardanti le etnie e o i gruppi sociali e religiosi. Ad esempio, l’antisemitismo, ovvero il pregiudizio contro gli Ebrei, in Europa c’è sempre stato fin dall’epoca del Rinascimento ed è perdurato fino a oggi, con i noti momenti di recrudescenza durante l’epoca nazista in Germania, che hanno portato all’Olocausto e alla soluzione finale. Lo stesso vale per i gruppi Rom o le popolazioni slave oppure contro determinati gruppi sociali, come gli omosessuali o ancora verso persone provenienti da alcune aree geografiche (lo sperimentiamo in Italia al Nord verso gli abitanti del Sud Italia o in generale contro gli immigrati dell’est). In sostanza il razzismo è ingiustificato ogniqualvolta si va a verificare se esistono davvero delle diversità biologiche tra le persone. Mentre le diffidenze tra i diversi gruppi sono sempre esistite e spesso hanno motivazioni economiche e politiche, di egemonia e controllo – nel senso che è molto più facile controllare e dominare un gruppo di persone, se le si accomuna a un minimo comune denominatore che, di volta in volta, può essere la regione di provenienza, il credo religioso, l’appartenenza a un’etnia e così via.

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