Perché in Italia non si rispettano le regole

Si è scritto molto, con analisi storiche e sociologiche, sul perché gli italiani non rispettino le regole. Agli italiani viene riconosciuto il grande merito dell’improvvisazione, l’arte di arrangiarsi e di sfangarla sempre e comunque. Sia come popolo, che come comunità, gli italiani sembrano aver dimostrato, nella storia, quella particolare peculiarità che li trova naturalmente ingegnosi quando ve ne sia il bisogno.

Eppure la vita quotidiana nelle nostre città e nei nostri paesi, da nord a sud, con le dovute eccezioni e differenziazioni, ci dice che siamo inevitabilmente anarchici, disorganizzati e poco inclini a rispettare le leggi. Più che di leggi, parlerei di regole, di norme sul vivere comune che una società avanzata non avrebbe nemmeno la necessità di codificare.

Invece, gli italiani sono così refrattari alle regole collettive, per la convivenza civile, che per farle rispettare promulgano e scrivono leggi in continuazione. Con l’effetto distorsivo che sempre più leggi creano più incertezza nel diritto e quindi un ingolfamento complessivo della giustizia, che toglie ogni speranza a chi quelle regole vuole farle rispettare. Siamo di fronte a un gigantesco cane che si morde la coda. Dopotutto non può essere un caso che in Italia ci siano così tanti avvocati: nel 2015 si contavano quasi 247.000 avvocati. In proporzione regioni come Calabria, Campania, Puglia, Lazio e Molise hanno cinque avvocati ogni 1000 abitanti. In sostanza, in una città di 100.000 abitanti delle province del Sud ci sono 500 avvocati. La regione dove ci sono meno avvocati è la Valle D’Aosta, seguita da Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. In mezzo Sardegna, Lombardia, Emilia-Romagna, Marche e Toscana. Sempre troppi in Sicilia, Umbria, Liguria, Basilicata e Abruzzo. A cosa servono in fondo gli avvocati? Ad avere una tutela durante una controversia legale, più o meno grave. Non sorprende che siamo di fronte a un esercito di civilisti.

Tornando al tema principale, uno dei problemi relativi alla mancanza di legalità nel nostro paese, ma in generale di obbedienza alle regole del vivere in comune, dipende a mio parere dalla mancanza del senso comune. Gli italiani sono campanilisti e hanno verso il proprio stato un sentimento di diffidenza ancorché di deferenza. Lo stato in Italia viene considerato come un orpello e non perché siamo anarchici o libertari, tutt’altro. In tanti casi lo stato appare come una grande mucca alla quale attingere latte, fino a spremerla. Non siamo riusciti a concepire un pensiero secondo il quale lo stato siamo noi. Lo si può leggere facilmente nella cronaca politica e giudiziaria di tutti i giorni.

Gli italiani tendono a separare sé stessi dallo stato. Ad esempio, in modo infantile ritengono i politici tutti ladri e gli uffici pubblici corrotti, farraginosi e lenti. Al di là del tasso di verità che può essere presente in queste generalizzazioni, ciò che conta è che l’amministrazione pubblica e il personale politico sono espressione del popolo che rappresentano e per il quale fanno gli interessi. Se andate a leggere un qualsiasi resoconto delle sedute parlamentari delle commissioni o dell’aula, durante il voto della legge di bilancio, noterete che i parlamentari cercano sempre di infilare norme di spesa a favore dei territori, per cause che sono del tutto prive di interesse nazionale. Ma c’è di più: quando facciamo “antipolitica” dimentichiamo che siamo stati noi a nominare quei politici, a portarli in parlamento con i nostri voti e spesso lo abbiamo fatto sulla scorta delle promesse individuali o per il territorio, che poi si riflettono nella mancanza di lungimiranza e nella totale scarsità del personale politico, spesso portato avanti in ragione di queste promesse.

Il punto più qualificante è che per gli italiani il bene pubblico, il senso comune, come un giardino, un parcheggio, la fila alle poste, equivale al “bene di nessuno”. Gli italiani tengono solo alle loro proprietà, sono individualisti, ma non fino al punto di perderci qualcosa. Quando entrano in gioco delle perdite allora lo stato fa comodo, e fanno comodo tutte quelle situazioni ingarbugliate dalle quali si spera di trarre vantaggio. E voi che idea vi siete fatti?

(Visited 6 times, 1 visits today)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *