In che modo Hitler prese il potere

L’ascesa di Hitler stata studiata a fondo come esempio di “democrazie che condanna sé stessa”. È vero infatti che Hitler ha conquistato il potere legalmente e si è deciso a farlo dopo che il primo timido tentativo violento, il cosiddetto putsch di Monaco, del 1923, era andato completamente fallito.

Il fallito colpo di stato (Putsch di Monaco) del 1923

Gli esiti del putsch di Monaco sono alla base della decisione di Hitler di partecipare al gioco democratico. Il colpo di stato del 1923 era fallito per vari motivi:

  • la disorganizzazione: nonostante Hitler potesse contare su dei fedelissimi in grado di sobillare la folla, armarsi e occupare qualche edificio pubblico, tutto il piano appariva raffazzonato e frutto di una improvvisazione. Esso si basava sul fatto che siccome la Germania stava già conoscendo dei disordini, a causa dei sommovimenti di matrice comunista, sarebbe stato semplice aizzare gli anticomunisti. Ma non andò così in quanto le forze dell’ordine si mostrarono estremamente leali.
  • Hitler non aveva seguito: a parte qualche eroe decorato come Hermann Göring e soprattutto il Maresciallo Ludendorff, il vincitore delle grandi battaglie nel fronte orientale durante la Prima Guerra Mondiale, il colpo di stato non aveva attirato grandi personalità. Aveva poco seguito negli strati più conservatori, che semplicemente ambivano la pace. Il momento storico non era propizio.

In sostanza, dopo il fallimento del colpo di stato Hitler si convinse che bisognava prendere il potere legalmente, in quanto non avrebbe mai avuto il consenso politico necessario per sovvertire la Repubblica di Weimar. Negli anni in cui rimase in carcere e fuori dall’agone politico, scrivendo il Mein Kampf, Hitler mise a fuoco i punti cardine della sua politica: il rilancio della Germania, la soluzione del problema degli Ebrei, l’anticomunismo, la revisione del Trattato di Versailles.

L’ascesa del Partito Nazista

Lo NSDAP ha vissuto due momenti topici nei suoi primi anni. La sua crescita non è stata graduale, ma ha conosciuto due fasi.

  1. la prima immediatamente dopo la firma del Trattato di Versailles avviene all’interno di un contesto di forti disordini e dimostrazioni. Scendono in campo i due “opposti estremisti”. Da un lato la sinistra rivoluzionaria, che sulla scia di quanto appena accaduto in URSS lotta per rovesciare il potere organo del Kaiser. Dall’altro si raggruppano i primi pulviscoli di estrema destra, destinati a formare il nucleo del partito nazista (NSDAP, partito nazional socialista tedesco dei lavoratori).
  2. la seconda successiva alla crisi del 1929. In molti pensano che la Repubblica di Weimar al momento dell’ascesa di Hitler fosse avvolta in una crisi perdurante dal 1918, ma non è così. Durante gli anni Venti, la Germania, grazie agli aiuti delle banche americane, si stava riprendendo. Il sistema politico si era stabilizzato intorno a figure rassicuranti come Gustav Stresemann, rappresentante di una politica liberale di Zentrum, che tagliava gli estremisti e rassicurava l’establishment economico. Non è un caso che in questo periodo si stabilizzò sia l’economia, sia la politica. Fu introdotto un nuovo Marco in grado di arrestare l’inflazione. Grazie alla sua opera da diplomatico, Stresemann riuscì ad assicurarsi il pagamento delle forti indennità di guerra negoziando il Piano Dawes con gli Stati Uniti. Le imprese americane entrarono in Germania, le banche finanziarono la ripresa traendo grandi profitti. Nel 1925 lo stesso Stresemann negoziò degli accordi di buon vicinato con la Francia, attraverso il Trattato di Locarno che fece rientrare la Germania all’interno del gioco diplomatica europeo. Addirittura entrò nella Società delle Nazioni e sottoscrisse un Patto di Neutralità con l’URSS. In questo periodo, i primi piloti e ufficiali tedeschi furono formati dai russi. Non fu Hitler a lanciare il riarmo, ma i governanti della Repubblica di Weimar. La morte di Stresemann mise fine a questo lungo periodo di crescita.

La Grande Crisi del 1929 aiuta Hitler a tornare in gioco

La crisi del 1929 cambiò le carte in tavola. Le banche USA, travolte dalla Crisi, non poterono più garantire i larghi crediti alle industrie tedesche. Si ebbe una contrazione dei consumi, un disimpegno della spesa pubblica, un aumento vorticoso dell’inflazione. Nel 1930 fu tagliato il fondo per l’assicurazione obbligatoria sulla disoccupazione, introdotta solo tre anni prima, gettando nel lastrico lavoratori e disoccupati. Queste misure estreme favorirono l’ascesa del Partito Nazista in mezzo a competizioni elettorali incerte, nelle quali era impossibile favorire la governabilità, anche affidandosi a personaggi di culto come il vecchio generale Hindenburg, una sorta di monumento nazionale. Questi si affidò alla legislazione d’emergenza per gestire la crisi economica, ma le elezioni del 14 settembre 1930 videro una grande affermazione dello NSDAP che riuscì a quintuplicare i voti ottenuti nel 1928.

Ormai la Repubblica di Weimar era diventata quello stato disordinato di cui si legge nei libri di storia. La classe politica screditata e invisa alla maggior parte dei tedeschi, non seppe affrontare il momento più acuto della crisi economica, successiva al crollo di Wall Street.

Il taglio drastico della spesa pubblica comportò un innalzamento della disoccupazione al 40% senza contare che la nazione pullulava ancora di invalidi di guerra, una marea di giovani che avevano combattuto e che si sentivano privati di tutto, senza aver mai avuto la netta sensazione di aver perso sul campo. Era questo il sentimento dominante di Hitler, un reduce: aver combattuto per anni, dato tutto per la Germania, e sentirsi tradito da una classe politica che giudicava inetta, pronta alle interferenze straniere, rovinata – secondo il suo bislacco pensiero – da una internazionale ebraica.

Le elezioni del 1930 e 1932

Hitler comunque seppe avvantaggiarsi della crisi per rilanciare le sue parole d’ordine. E così la sua figura di politico, che sembrava essere spacciata solo pochi anni prima, divenne nuovamente centrale. Hitler appoggiò dapprima Von Papen come cancelliere, facendogli pagare un prezzo salato. Bastarono pochi mesi al capo dei nazisti: nelle elezioni generali del 31 luglio 1932, nel quale per la prima volta utilizzò strumenti di propaganda moderni, come fare comizi in tutta la Germania, volando in aereo, mostrandosi giovanile e volenteroso, Hitler raccolse il 37,2%. A questo punto doveva fare come Mussolini: richiedere il Cancellierato, negoziando con i partiti di centro per avere l’incarico. Cosa che non avvenne in quanto in parlamento (Reichstag) non si trovò una maggioranza affidabile per sostenerlo.

Hindenburg aveva una sola possibilità: far tornare la Germania al voto per la seconda volta in pochi mesi. Hitler si aspettava di aumentare i voti, ma al contrario prese “solo” il 33% rimanendo comunque il partito di maggioranza relativa. Von Papen si dimise lasciando il posto a Von Schleicher che era certo di portare dalla sua parte la maggioranza del parlamento.

Hitler ottiene l’incarico e diventa Cancelliere

Un incontro a due tra Von Papen e Hitler fu risolutivo: Hitler sarebbe diventato Cancelliere, Von Papen suo vice, con l’ingresso nel governo di pochi ministri nazisti. L’idea di Von Papen era quella di controllare Hitler, lo consideravano uno sciocco più ambizioso che intelligente. Ma era evidentemente che si sbagliavano. Il 30 gennaio del 1933 Hitler fu nominato Cancelliere da un poco convinto Hindenburg che non amava il leader nazista e i suoi modi facinorosi. Non appena entrato in carica, approfittò dell’incendio del Reichstag (forse propiziato dagli stessi nazisti) per emanare una legislazione d’urgenza che di fatto aboliva il Parlamento e gli dava i pieni poteri. Sciolto il parlamento, pochi giorni dopo ottenne il 43,9% dei voti. Con la morte di Hindenburg il 2 agosto 1934 Hitler di fatto abolì la carica di Presidente della Repubblica e la unificò con il Cancellierato, proclamandosi Führer.

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