Designated Survivor, la nuova serie politica con Kiefer Sutherland

Tom Kirkman è un trascurabile segretario dell’amministrazione USA. Un ministro di secondo rango che si occupa di casa ed edilizia e che sta per essere demansionato dal suo presidente, proprio il giorno del discorso sullo Stato dell’Unione al Congresso a Washington. Kirkman è un idealista, pensa di aver fatto un buon lavoro sulla sua materia, ma il presidente ignora il suo apporto eliminando quelle poche righe dal discorso, dedicate alle sue politiche. Tutto cambia quando un attentato terroristico colpisce il Campidoglio uccidendo praticamente tutta la catena di comando del governo americano. Kirkman viene prelevato dalla sua abitazione e portato di peso alla Casa Bianca, dove giura da nuovo presidente: egli è infatti il “sopravvissuto designato”, una figura nata al tempo della Guerra Fredda per assicurare la continuità di governo nel caso in cui tutte le cariche principali, della linea di successione presidenziale, vengano annientate.

credit: ABC

La premessa di “Designated Survivor”, una serie TV in onda su Netflix e prodotta da ABC, è davvero intrigante e costituisce una novità nel panorama delle serie politiche, pensiamo a West Wing o alla più caustica House Of Cards. Kirkman è interpretato da un redivivo e pimpante Kiefer Sutherland, l’agente Bauer di 24, a suo agio nelle vesti di un presidente titubante, incerto e insicuro, ma certamente idealista e deciso a far valere i suoi principi.

Fin dalle prime puntate si avverte la necessità narrativa di far venire fuori i temi caldi della politica americana, che durante la campagna elettorale hanno raggiunto una temperatura di fusione: ad esempio le leggi sulla sicurezza interna, gli abusi della polizia, il trattamento degli stranieri. Il conflitto di potere che sorge dal fatto che il presidente potrebbe essere stato nominato illegittimamente proprio perché quel giorno doveva essere licenziato, una tematica che – pur su presupposti diversi – ha percorso tanto l’amministrazione Bush (il primo quadriennio), quanto quella Obama (con le polemiche, capeggiate da Trump, sulla cittadinanza del primo presidente di colore).

Designated Survivor è una serie prodotta in maniera eccellente dalla ABC (controllata dalla Disney, produttrice di Lost, Grey’s Anatomy e Modern Family) che richiama alla mente l’America post-11 settembre, un evento spesso evocato, insieme agli altri grandi attentati terroristici della nostra era (vengono menzionati genericamente “Parigi” e “Bruxelles”). Addirittura vediamo il neo-presidente Kirkman andare nella sua “ground Zero”, prendere un megafono e ringraziare i soccorritori proprio come fece G. W. Bush nei giorni successivi all’11 settembre, ripreso da tutte le televisioni del mondo.

Un’America moderna e contraddittoria

Una serie TV che parla di politica, ma anche di conflitti interpersonali e di cospirazione, dal momento che fin da subito, la figura del presidente viene messa in discussione all’esterno e all’interno della Casa Bianca. Egli è costretto a fare i conti con la sua percepita inadeguatezza, dando anche risposte forti, calandosi nella parte. Non mancano evidentemente le figure caricaturali, eccessive come il militare cagnesco che pensa di poter agire motu proprio per scatenare una guerra. Ma la realtà di questi anni, abbiamo visto, sa spesso superare la fantasia. Una serie politica da vedere in attesa della seconda stagione.

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