Cosa è meglio studiare all’università

Siamo ad Aprile, per i giovani maturandi con l’esame alle porte, è tempo di decisioni importanti per l’università. Il mercato del lavoro è quello che è: asfittico, orientato a una flessibilità eccessiva che premia solo le posizioni temporanee. Si può lottare per ottenere che questa situazione cambi, ma non è facile: non dipende nemmeno dalla politica, quanto dalla dinamica della domanda e dell’offerta. E per scegliere cosa studiare all’università – al di là dell’aiuto dei tutor – questo conta, soprattutto perché il percorso di studi dev’essere visto come propedeutico al lavoro e non come un mero periodo della vita nel quale si aumentano le conoscenze in uno specifico ambito.

Il percorso formativo universitario va fatto bilanciando tra diverse esigenze. La soluzione migliore è che usciti dalle scuole superiori si abbia già un lavoro, in modo da mettere in secondo piano l’esigenza dello studio. Ma tutte le statistiche confermano che chi si laurea e ottiene risultati accademici migliori, soprattutto li approfondisce e si specializza, nella vita ha migliori stipendi. C’è poi anche una motivazione personale dietro la scelta dell’università: scegliamo una facoltà di studi seguendo un’ispirazione, un obiettivo, un sogno, una passione. Chi sogna di diventare medico non ha alternativa alla facoltà di Medicina e Chirurgia, chi ha la passione per le leggi e per il mondo dei processi penali non può far altro che studiare giurisprudenza.

Il futuro è in gioco però e a volte sono necessari dei piccoli compromessi, per capire quali opportunità si nascondono dietro il conseguimento della laurea e un piano di studi orientato esclusivamente sulle nostre passioni.

Di sicuro la passione aiuta: farsi piacere delle materie per forza non aiuta nello studio e ci si può trovare facilmente estraniati rispetto al contesto formativo. Al contrario, avere una passione per una materia aiuta nello studio. Sfortunatamente spesso accade che la passione non coincida con una materia che ha molti sbocchi di lavoro. Personalmente conoscono amanti della storia e della filosofia che hanno dovuto ripiegare in posti da precari, proprio perché hanno scoperto che non c’era alternativa all’insegnamento magari alle scuole medie. Si tratta di ambizioni frustrate dalla realtà dei fatti.

Quando si sceglie una facoltà bisogna quindi domandarsi sempre: che sbocchi lavorativi può darmi questa laurea? Con questo agognato pezzo di carta cosa posso fare?

Una risposta la danno gli stessi atenei e quindi è bene informarsi sulla pagina web della facoltà di nostro interesse. Se ad esempio andiamo a vedere gli sbocchi lavorativi della facoltà di giurisprudenza della Sapienza di Roma, scopriamo che, laureandosi in giurisprudenza si può fare:

Come potete leggere voi stessi qui si dice che la laurea serve per ottenere una formazione giuridica di alto livello. Ma in realtà non si dice che cosa si può fare. Le professioni giuridiche sono note, ma è anche vero che una laurea magistrale in giurisprudenza schiude le porte nei concorsi della pubblica amministrazione e negli uffici legali delle stesse o delle aziende private. Il punto è che bisogna informarsi, cercando anche tra le varie offerte di lavoro, per capire se tra quelli che vogliamo svolgere, troviamo le informazioni necessarie al percorso di laurea da compiere. Recentemente mi è capitato di leggere un divertente, ma preoccupante post su un forum di una ragazza che si meravigliava che per fare la veterinaria non bastasse “l’amore per gli animali”.

Insomma, la scelta fatta secondo lo sbocco professionale deve anche guardare allo stato della domanda. Il web ci viene ancora una volta in soccorso: è facile reperire informazioni sui settori che sono maggiormente in tendenza dal punto di vista professionale. Quali richiedono delle posizioni specializzate, mestieri nei quali c’è carenza di personale. L’aspetto della specializzazione è rilevante: se siete volenterosi, avete tenacia e volontà di studiare, maggiore è la richiesta di specializzazione, migliore è la possibilità di inserirsi in un contesto lavorativo ben pagato.

Come in tutti gli ambiti, la nicchia paga: essere molto bravi in qualcosa di specifico attira stipendi maggiori e svela più opportunità che per i lavoratori che hanno conoscenze meno approfondite. Per cui, se si vuole svolgere una professione ben pagata, in linea con la nostra passione, proviamo a cercare un compromesso, bilanciando la passione con lo stato dell’offerta complessiva del lavoro. Scegliendo infine quel percorso che assicura maggiore specializzazione, sia durante la laurea, sia dopo. In questo modo si acquisiscono conoscenze specifiche in un settore, che prima o poi saranno richieste. E ben retribuite.

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